Anche le formiche si … aiutano

  

In questa calda estate, ogni tanto alla mattina appena alzato, mi capita di trovare, nonostante le varie precauzioni prese, delle formichine nel mio lavandino. Niente di preoccupante visto che sono sempre poche (5 o 6) e che vengono a trovarmi solo raramente. Non potendo lasciarle scorrazzare libere mi limito a schiacciarle dolcemente con un pezzo di scottex, dando poi loro degna sepoltura nel cimitero dell’umido. In fondo, ho capito il percorso che compiono, ma visto che a farmi visita sono sempre state in poche, ho deciso di essere con loro “gentile e ospitale”.
Oggi però è successo qualcosa di inaspettato. Vista la levataccia non ho avuto tempo di giocare con loro e ho semplicemente inondato le solite 5-6 formiche di turno, con l’acqua dello stesso lavandino.

Al mio ritorno a casa però mi sono trovato una scena commovente: altre formiche in stile bay watch sono venute in soccorso delle formichine in stato di annegamento e sono riuscite a trarne in salvo due. La scena era incredibile: la formica con la canotta da bagnino, con una forza incredibile teneva sulle braccia la moribonda e la trascinava fuori dalla zona allagamento. Per un istante ho avuto la tentazione di prendermi il bonus di 100 punti e con un solo touch schiacciarne due per volta … ma… ma … NON ME LA SONO SENTITA!! Ho lasciato che il soccorso, ormai a compimento, avvenisse secondo le procedure di pronto soccorso delle formiche. NON POTEVO ROVINARE UN CAPOLAVORO DI CIVILTÀ!!
Inutile dire che domani sarà un altro giorno ma le semplici formiche mi hanno dato una grande LEZIONE DI VITA e in fondo mi hanno ricordato che l’istinto alla vita, la solidarietà, la cooperazione tra simili, sono dei valori che appartengono a qualsiasi essere vivente, qualsiasi sia la dimensione del suo cervello. Anzi, forse a volte è inversamente proporzionale! 
GAME OVER!! 


 

The stupid black bloc 

Ecco secondo me 6 ragioni della stupidità dei black bloc nei disordini di Milano 

1-qualsiasi siano le motivazioni la violenza fine a se stessa non serve mai a nulla

2-rovinare vetrine e macchine di chi non c’entra nulla è da deficienti

3-la loro azione barbara ha mediaticamente messo in secondo piano le vere ragioni pacifiche dei manifestanti no-expo

4-le scandalose sponsorizzazioni delle multinazionali McDonald’s e Coca Cola ora appaiono delle azioni umanitarie

4-gli organizzatori dell’Expo che sul tema del cibo non hanno favorito i piccoli agricoltori ma le grosse aziende ora sembrano dei santi

5-le ditte italiane in odore di mafia che hanno costruito la struttura vengono ora riconosciute come modelli esemplari di efficienza 

6-Renzi che aveva nascosto il marcio dietro Expo con slogan e sorrisi ora appare vincitore due volte. Le tv mettono a confronto le sue parole con le immagini delle violenze. Della serie “mi piace vincere facile”

CONCLUSIONE: Cari black bloc (nel caso la vostra azione sia autonoma) ma perchè non vi togliete quelle tute e andate a farvi un bagno al mare???

  

Il sogno della democrazia liquida

hcb4oLiquidFeedback e i suoi simili (LQFB) sono dei software liberi studiati per raccogliere e promuovere la formazione di opinioni condivise all’interno di una comunità, secondo i principi della democrazia liquida; quest’ultima integra sia i concetti di democrazia rappresentativa che quelli di democrazia diretta.

Il software si ripropone di creare una rappresentazione accurata delle opinioni espresse dai membri della comunità, senza che sia alterata da gerarchie sociali e dalle disparità di conoscenze nei partecipanti. Ogni individuo è incoraggiato a promuovere le sue iniziative, nei limiti imposti dai regolamenti votati.

LiquidFeedback è inoltre volto a superare le limitazioni dei tradizionali forum internet, in particolare quelle concernenti la raccolta delle opinioni di gruppi di persone, anche di notevoli dimensioni (come partiti, associazioni, club o gruppi vari), in modo sicuro e ordinato. Liquid Feedback è un progetto open source che permette alle associazioni di offrire ai suoi membri uno spazio libero per prendere parte ai processi decisionali. L’idea è quella di approvare (o indirizzare) le singole decisioni attraverso un dibattito Web. Il processo è distinto in due fasi: discussione e votazione. Se la prima ricorda da vicino il funzionamento di un qualsiasi forum Internet, la parte più interessante è quella che riguarda la fase decisionale. La votazione avviene infatti secondo il cosiddetto “metodo Schulze”, che prevede la possibilità di esprimere la propria opinione su un quesito in maniera articolata, creando una gerarchia di preferenze delle varie soluzioni. Il metodo è spiegato in maniera piuttosto intuitiva in un video pubblicato su YouTube dagli stessi sviluppatori di Liquid Feedback. Semplificando, ogni mozione riceve un punteggio di preferenza da parte di ogni partecipante e quella che ottiene il punteggio migliore viene approvata. (da Wikipedia)

In Italia un esempio concreto di chi sta iniziando ad utilizzare la democrazia diretta è il MoVimento 5 stelle. Ne ha dato già dimostrazione per le elezioni politiche dove i candidati sono stati scelti on line. In occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica dove emerse la candidatura di Rodotà e con il referendum sull’immigrazione clandestina. Ora sembra finalmente arrivata anche la piattaforma in Rete. Come funziona?  Un sistema che potrebbe essere utilizzato non solo per la scelta dei candidati alle prossime elezioni o per la definizione del programma, ma anche nei casi di democrazia interna più spinosi, come quello della “scomunica” a Mastrangeli e Gambaro

Delegati virtuali – L’adozione di Liquid Feedback rappresenterebbe quindi la messa in pratica di quella democrazia diretta e partecipativa che il M5S sostiene fin dalla sua nascita. Pronti dunque per una partecipazione “orizzontale” e per la scomparsa del concetto di delega? Non proprio. Anzi: la delega, sia nella discussione che nella votazione, sarebbe parte integrante e fondamentale del sistema della liquid democracy. Secondo gli autori del software, infatti, non tutti i partecipanti possono avere il tempo e le competenze necessarie per dire la loro su un argomento. Per ovviare al problema, Liquid Feedback permette di delegare (come si fa per le riunioni di condominio) il proprio voto a un altro partecipante. La delega è valida solo per ogni singolo argomento e può essere revocata in qualsiasi momento.

L’esordio della pattuglia del M5S in parlamento può considerarsi una partenza falsa sotto questo punto di vista, perchè quel che sta accadendo in questi giorni è figlio di una incompletezza strutturale del movimento. Faccio un esempio concreto. La deputata sarda Pinna che con le sue esternazioni ha messo in difficoltà la base che l’ha votata, in futuro, con la presenza della piattaforma avrebbe dovuto consultare e agire secondo quanto proposto e deciso in un apposita discussione sulla piattaforma web e non di sua iniziativa personale. Insomma chi siede in Parlamento è un’interfaccia con il cittadino e non un rappresentante che non deve più interagire con chi l’ha votato una volta arrivato a Roma. Ma di certo non può esistere democrazia diretta con conseguente riduzione del ruolo del parlamentare a mero esecutore della volontà della base, finché non sarà entrata in funzione questa benedetta piattaforma on line. Il Liquid Feedback è dunque vitale per la realizzazione dei pieni obiettivi di democrazia diretta. Sembrerebbe che manchi davvero poco.

Matrix dipendenti!

Sarà azzardato ma mi piace trovare un’analogia tra quello che sta avvenendo nella nostra società con queste bellissime riflessioni ch provengono dal mio film preferito: MATRIX

IMG_5489“Matrix è un sistema. E quel sistema è nostro nemico. Ma quando ci sei dentro ti guardi intorno e cosa vedi? Uomini d’affari, insegnanti, avvocati, falegnami… le proiezioni mentali della gente che vogliamo salvare. Ma finché non le avremo salvate, queste persone faranno parte di quel sistema, e questo le rende nostre nemiche. Devi capire che la maggior parte di loro non è pronta per essere scollegata. Tanti di loro sono così assuefatti, così disperatamente dipendenti dal sistema, che combatterebbero per difenderlo

Riporto un’interessantissima riflessione tratta dal Blog il Navigatore curioso

Credi che tutto ciò che pensi o in cui credi sia frutto di una tua libera riflessione? I tuoi atteggiamenti, le tue opinioni, convinzioni e abitudini sono espressione della tua interiorità o sono continuamente plasmate da qualcun altro? Potrebbe essere possibile che tu e tutto ciò che è intorno a te sia una realtà modellata ad arte da qualcuno dietro le quinte?

Purtroppo, la verità è che quasi tutti noi siamo immersi in un colossale sistema mediatico nel quale radio, televisione e stampa plasmano continuamente e subdolamente le opinioni e le credenze delle persone, dicendole cosa e come pensare.

Se si vuole continuare a stare nella beata ignoranza, allora conviene smettere di leggere questo articolo e andare subito a piazzarsi davanti alla televisione; ma se si vuole prendere la “pillola rossa”, allora continuate a leggere, perchè più a fondo si va nella tana del bianconiglio, più si scoprono fatti strani e curiosi.

 Solo in Italia, secondo uno studio promosso da Sipra, Rai e Starcom Mediavest Group, un cittadino medio passa circa 4 ore e mezza al giorno davanti alla TV, rubando spazio alla socialità e al confronto con le altre persone. Il 45% degli italiani è “monomediatico”, si affida cioè ad un solo mezzo d’informazione; di questi, la quasi totalità, il 93%, sceglie la Tv.

La radio è al secondo posto tra i medium preferiti. Al terzo posto si trova Internet, per i giovani dai 15 ai 24 anni e gli adulti dai 25 ai 44, mentre tra i 45enni e oltre è preferita la lettura dei quotidiani, scelti peraltro più dagli uomini, mentre le donne prediligono i periodici.

Molti di noi sono così assuefatti a questo continuo bombardamento informativo che se venissero “sconnessi” dal sistema, comincerebbero ad avere crisi di astinenza, avvertendo una sorta di malessere fisico se nelle nostre case dovesse all’improvviso regnare il silenzio.

Il dato più sconcertante è che il 90% delle informazioni pompate nelle nostre teste è prodotta da un’oligarchia di operatori:

1) RCS MediaGroup: gruppo con una forte proiezione internazionale che in Italia edita, tra gli altri, il Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport, City (quotidiano gratuito), Novella 2000, Max, El Mundo, e tanti altri… Interessante notare che tra gli azionisti risulta anche la Rothschild Bank AG Zurigo con un pacchetto azionario del 7,65%.

2) Gruppo Editoriale L’espresso: diverse attività, come carta stampata, televisione e radio. Queste alcune delle edizioni: la Repubblica, L’Espresso, Le Scienze, MicroMega, Radio Capital, Radio DJ, Deejay TV, ecc…

3) Silvio Berlusconi: grande concentrazione mediatica, tra televisioni, carta stampata, editoria: Mediaset, Mondadori, Einaudi, Medusa Film, Il Giornale, Panorama, TV Sorrisi e Canzoni, ecc…

4) Caltagirone Editore: l’azionista di maggioranza è Francesco Gaetano Caltagirone. Tra le pubblicazioni: Il Mattino, Il Messaggero, Leggo, Il Corriere Adriatico, Telefriuli, ecc…

5) Rai TV: la TV di Stato italiana con i suoi molteplici canali a disposizione della lottizzazione politica di turno…

Comunque, la situazione Italiana è specchio di quella mondiale, dove c’è la stessa concentrazione nelle mani di pochi operatori. Al ché, sorge una domanda: le migliaia di ore di “notizie e intrattenimento” che queste aziende ogni anno sparano nell’etere e poi nelle nostre teste ogni anno, che effetto stanno avendo su tutti noi? E’ possibile che questi ticoon mediatici abbiano più effetto su di noi di quanto riteniamo possibile?

La potenza dei Media

televisione-emozione.jpgLa vera forza dei mezzi di comunicazione sta nella loro presunta autorevolezza: chi mai si permetterebbe di mettere in dubbio l’autenticità di una notizia data da un telegiornale o da un quotidiano? Il sistema dell’informazione, grazie al tacito consento della popolazione, definisce letteralmente ciò che per noi è importante e ciò che non lo è.

Se i media non parlano di qualcosa, allora semplicemente si tratta di qualcosa che non è importante. Quante volte avete sentito una frase del tipo: “Se questo che dici fosse vero, ne avremmo sentito parlare in televisione”? La cosa stupefacente è che la gente non vuole neanche sentir parlare di cose non dette dalla TV.

L’enorme potenza della TV si manifesta anche nei discorsi quotidiani delle persone, le quali, nella maggior parte delle loro conversazioni, non fanno altro che commentare ciò che hanno visto nei notiziari o nelle trasmissioni di intrattenimento. Ci troviamo in un’epoca nella quale le interazioni limitate tra le persone sono definite dalla connessione al sistema mediatico.

La gente, piuttosto che occuparsi della loro vita reale, preferiscono dedicarsi a ragionamenti su ciò che vomita la televisione nei loro salotti, cioè una vita tutt’altro che reale e che non le appartiene. Perchè mai uno dovrebbe preoccuparsi della gravidanza di tale attrice, quando poi non conosce nemmeno il nome della sua vicina di casa?

C’è qualche speranza?

Fintanto che i grandi gruppi editoriali dominano e controllano le conversazioni delle persone, c’è qualche speranza di un risveglio di massa tra il popolo mondiale? Purtroppo il mondo giovanile sembra quello più esposto al bombardamento mediatico, essendo costantemente connesso alla “matrice mediatica” che stanno costruendo intorno a noi.

Secondo un rapporto pubblicato dal Los Angeles Times, i giovani occidentali trascorrono in media 53 ore alla settimana a guardare la TV, usare i Social Network e giocare ai Veideogames. Qual è  il risultato ad un’esposizione così prolungata ad una propaganda continua di antivalori?

Gli adulti di oggi, quando erano ragazzini giocavano tra loro incontrandosi all’area aperta. I giovani contemporanei, invece, passano la maggior parte del loro tempo libero stando seduti davanti al monitor di un computer, fissando passivamente uno schermo. E’ segno di una società sana?

Ai sociologi e agli antropologi piace affermare che l’uomo è una creatura sociale, che siamo stati concepiti per amare ed essere amati. Ma nell’epoca attuale, la gente sembra “amare” più le loro squadre di calcio preferite, o i loro programmi televisivi, sacrificando molto tempo prezioso che potrebbe essere utilizzato per avere rapporti “reali” con altre persone.

Una condizione sociale pilotata?

Nel frattempo, l’elite globale che detiene il controllo dei mezzi di informazione, favorisce e sfrutta la nuova condizione della società digitale, distraendo la popolazione e controllando il flusso dell’opinione pubblica. Il più delle volte, i media si concentrano sul gossip che riguarda l’ultima celebrità comparsa sulla scena, o i duelli “interpretati” dai politici dei due schieramenti, ignorando, puntualmente, le cosa importanti che intanto succedono nel mondo.

Un esempio su tutti è il totale blackout sulle notizie che riguardano le riunioni annuali del gruppo Bilderberg. Pare che numerosi direttori di giornali e telegiornali vi partecipino senza che nessuno ne venga a conoscenza. Oppure, il silenzio colpevole sul meccanismo del debito pubblico che stringe un cappio alla gola degli stati sovrani nazionali.

Se qualcuno si permette di sollevare la questione su uno di questi temi, semplicemente gli verrà risposto di essere un “cospirazionista” e che queste cose non esistono. Negare, negare perfino l’evidenza: questa è la strategia adottata.

Dimmi come ti informi e ti dirò chi sei!

E’ attualissimo in questi giorni il tema dell’informazione. Un tema scottante visto il grande conflitto di interessi che da troppo tempo attanaglia la nazione Italia. Da una parte radio, tv e giornali, dall’altra la rete internet. E’ innegabile come i primi 3 siano degli strumenti che hanno un tipo di trasmissione 1-molti (termine usato nelle telecomunicazioni: 1 trasmette, molti ricevono). Un proprietario di una radio, di una tv o di un giornale può permettersi di raggiungere “molti” e influenzarli con la sua informazione. Si, è vero che ci sono molte trasmissioni del tipo 1-molti, ma sempre pochissimi per pensare di avere un’informazione totale. Se poi aggiungiamo che i proprietari dei suddetti media, ricevono finanziamenti pubblici e sono in gran parte in mano a dei partiti politici, il gioco è presto fatto. L’informazione viene così manipolata a proprio vantaggio. Le reti Mediaset fanno scuola in questo campo. Quando si parla e si discute con le persone di fatti o avvenimenti di vario tipo a volte ti sente dire: “l’ho sentito in tv”, “l’ho letto nel giornale”. E’ sufficiente questo per affermare che quella informazione sia la verità? Penso proprio di no!

Quale alternativa? La rete internet è nata proprio per lo scambio di informazioni e per la loro totale condivisione e diffusione. Nasce la vera democrazia dell’informazione, ora diventa del tipo molti-molti (molti trasmettono, molti ricevono). Tutti possiamo essere nello stesso tempo dei diffusori di informazione o dei recettori La pluralità dell’informazione, con la legge dei grandi numeri, non può che portare alla verità! Questa è la forza della rete internet nel campo dell’informazione: molteplicità di fonti, libertà e assenza di padroni.

Ebbene, proprio l’altra notte, mentre seguivo in camera da letto una trasmissione ho improvvisamente sentito una forte boato (strano scherzo del destino si parlava proprio delle bombe della mafia ai giudici Falcone e Borsellino) proveniente dal mio televisore con tecnologia all’avanguardia del 50 (tubo a raggi catodici). Un odore di bruciato ha invaso la mia camera da letto e del fumo nero usciva da quella scatola. Dopo essermi ripreso e aver capito che non era un nuovo attentato, presi i necessari provvedimenti di sicurezza, in me non c’è stata alcuna disperazione nell’aver realizzato che la TV era MORTA! Ero felice. Ora avrò la scusa di non averla più in camera da letto con me! E’ nata in me una considerazione forte: possego un PC collegato alla tv del salone, un portatile, un tablet e uno smartphone. Mi sono chiesto: “ho bisogno ancora della tv???” Non ho avuto dubbi ed una sensazione di liberazione ha invaso il mio corpo . Ho con me così tante amanti che ho deciso definitivamente di divorziare da questa compagna chiassosa e invadente!

Google News, Facebook, Twitter, YouTube, Sky Go, Canali in streaming, Radio in Streaming, Giornali on-line, Blog, Siti web …. che me ne faccio di una TV con Barbara D’Urso che mi parla di gossip politico o con Bruno Vespa che decide lui quello che devo sapere?? Ormai io non ho più bisogno di loro!!! Sino a qualche anno fa erano forse indispensabili, ma oramai sono certo che potrò fare decisamente a meno di loro e di certo non si potrà dire che non resterò informato. Anzi!

Basta ad esempio avere un tablet o uno smartphone, un account YouTube ed iscriversi ai propri canali preferiti ed il gioco è fatto! Ogni volta che io vorrò sarò io ad andare alla ricerca di informazioni. Da quando 2 anni fa ho avuto il mio primo smartphone con la connessione dati lo facevo già. Ora per me il 23 Maggio 2013 diventerà la personale giornata della liberazione dalla mia Tv!

Ci vorrà tempo, ma sono certo che queste abitudini piano piano prenderanno spazio alla Tv che ha rovinato l’informazione, una tv in mano a pochi e addirittura leader di partiti politici. Sono certo che, così come c’era scetticismo quando nessuno ancora credeva che con internet ci si poteva organizzare un viaggio o fare un bonifico dal proprio conto corrente, così fra 10 anni ci sarà la rivoluzione dell’informazione su internet. Più ampia, molteplice, libera e per questo più veritiera. La società e la nostra vita migliorerà, sperando che anche là non arrivino i padroni!

La paura del sapere

Italo Calvino

Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti

di Italo Calvino*

C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.

Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito; anzi, benemerito: in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che in ogni transizione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene il privato che si trovava a intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d’aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.

Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale alimentato dalle imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Perché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse) la finanza pubblica serviva a integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome del bene comune s’erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse che in altre epoche e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza d’atto di forza (così come in certe località all’esazione da parte dello stato s’aggiungeva quella d’organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori pur provando anziché il sollievo della coscienza a posto la sensazione sgradevole d’una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.

Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino a allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere.
Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e d’interessi illeciti come tutti gli altri.

Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche (e tante altre attività più modeste fino allo scippo in motoretta) s’inserivano come un elemento d’imprevedibilità nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita.

In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che, usando quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge, e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini, illustri e oscuri, si proponevano come l’unica alternativa globale al sistema. Ma il loro vero effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile, confermandone la convinzione d’essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla.

Così tutte le forme d’illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.

Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più probabile.

Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare la società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.

* da Repubblica, 15 marzo 1980 e in “Romanzi e racconti, volume terzo, Racconti e apologhi sparsi”, Meridiani, Mondadori

Nota biografica – Italo Calvino nasce a Santiago de Las Vegas (Cuba) nel 1923 e si trasferisce con la famiglia nel 1925 a San Remo. Si unisce ai partigiani durante la II Guerra Mondiale e, in questo contesto, nasce la sua prima opera “I sentieri dei nidi di ragno” (1947). Successivamente diventa un attivista del Pci, una militanza politica proseguita fino al 1956. Considerato uno dei più interessanti autori contemporanei, negli anni Settanta comincia a collaborare come editorialista al “Corriere della sera” prima e “la Repubblica” poi. Muore a Castiglione della Pescaia nel 1985. Tra le sue opere, la trilogia dei Nostri Antenati “Il cavaliere inesistente”, “Il barone rampante”, “Il visconte dimezzato”, “Marcovaldo”, “Le cosmicomiche”, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, fino al saggio “Lezioni americane” uscito postumo nel 1989.

Seui: Su Prugadoriu – La risposta sarda alla festa di Halloween

(dal sito http://www.sardegna.blogosfere.it di Donatella Cambosu)

C’erano una volta le ricorrenza dei Santi e dei Morti, celebrate in ogni paese d’Italia e d’Europa con particolari riti, cibi, usanze. Ma un giorno arrivò Halloween, la notte delle Streghe, con le sue zucche, i folletti, le maschere da fantasma e uno spaventoso merchandising. In effetti, marketing e merchandising sono le uniche cose che rendono Halloween più intrigante degli altri tradizionali e popolari culti dei morti.

Non per i bambini sardi, però. Forse i piccoli cittadini residenti in città saranno più indirizzati a organizzare festicciole a base di zucche e dolcetti a forma di strega, ma nella maggior parte dei piccoli paesi della Sardegna la tradizione del “peti-cocone” (detto anche “su mortu mortu”) non teme il confronto con le invasioni culturali d’oltrefrontiera.

Peti-cocone, letteralmente chiedi-pane, è molto simile all’usanza del trick or treat che accompagna Halloween: piccoli gruppi di bambini in età preadolescenziale, generalmente vicini di casa, se ne vanno in giro (da soli!) con grandi sacchetti e cestini a suonare campanelli e intimare al grido di “peti-cocone!!!” l’obolo generoso dell’adulto di turno. Le case si fanno tutte, sistematicamente tutti i campanelli vengono suonati, nessuno sfugge alle piccole pesti, pronte a tutto pur di farsi dare qualcosa e spesso incapaci di indietreggiare di fronte a offerte troppo misere. Nelle case è necessario farsi trovare pronti, essersi riforniti per bene, o si verrà per sempre marchiati come tirchi.

Le origini di questa tradizione sono piuttosto remote e si ricollegano al culto dei morti: i bambini, anime pure, chiedono un’offerta per le anime dei defunti.

Oggigiorno, l’obolo è spesso costituito da caramelle e cioccolatini,  i sacchi si riempivano di melograni, castagne, noci, papassini, torroni, monete d’oro al cioccolato, mele, arance, mandarini, mandorle.  Gli usci delle case si aprivano e si veniva accolti da un tepore di caminetti accesi e un conturbante odore di mele cotogne, le signore facevano la conta dei bambini e facevano finta di non sapere chi fossero e cosa volessero, e cosa loro potessero dargli, era tutto un rituale ben collaudato che si concludeva in un trionfo di frutta, dolci e strilli di esultanza. A fine pomeriggio, si confrontava il bottino anche con gli altri gruppi di bambini, chi aveva “fatto” di più e chi meno, chi aveva il melograno più rosso, i papassini più buoni, si scambiavano cose e si stilava in leggerezza la classifica dei paesani più ricchi e dei più poveri, degli avari e dei generosi, dei belli e dei brutti, dei simpatici e degli antipatici. Una sorta di censimento emozionale.

Vuoi mettere con Halloween?

Peti-cocone, resiste in Sardegna contro ogni tentativo di deragliamento culturale ed è come una bandiera, issata contro la fagocitante mercificazione che svilisce ogni rito, usanza, tradizione, festa, emozione, momento di vita.

L’Halloween di Seui: SU PRUGADORIU

Antichissima festività che si richiama al culto delle anime, essa trova nel rito della questua alimentare l’usanza più significativa. Come ogni anno, Su Prugadoriu, costituisce un’importante occasione per presentare ai visitatori il meglio della cultura tradizionale seuese che verrà riproposta nelle sue diverse espressioni. Negli antichi “mangasinus” , che per l’occasione verranno aperti al pubblico, sarà possibile apprezzare il meglio della cucina seuese e dell’artigianato locale.

La festività sarà contornata da una serie di spettacoli e di intrattenimenti che vedranno impegnati in primo luogo il coro polifonico Ardasai e la banda musicale G. Rossini di Seui, nonché i suonatori di organetto e di launeddas che si esibiranno lungo l’intero percorso del centro storico. In sintonia col tema della ricorrenza, il teatro il Crogiuolo di Cagliari, presenterà la rappresentazione dal titolo “A duru duru”, scritto per l’occasione da Rita Atzeri.

Tra le manifestazioni culturali, ampio spazio verrà dedicato al convegno sulla “Miniera e minatori” , alle mostre fotografiche, alla presentazione di alcune novità editoriali e alla proiezione del film “I morti di Alos” del regista sardo Daniele Atzeni.

Su Prugadoriu, rappresenta inoltre un importante appuntamento per coloro che vorranno apprezzare is “Artes Antigas”, ovvero l’arte degli antichi mestieri, che verrà riproposta in loco offrendo ai presenti l’opportunità di cogliere le antiche tecniche di lavorazione artigianale, in collaborazione con l’Associazione di Promozione sociale AGUGLIASTRA.

Diversi spettacoli musicali allieteranno i due giorni di festa e sarà possibile percorrere le vie del paese bordo di un simpatico trenino. Non mancheranno ovviamente i nostri prodotti tipici tra cui culurgionis, civargeddus, civargiu

La lezione spagnola e la speranza italiana

La lezione che dobbiamo portare a casa dagli spagnoli non è solo quella sul piano sportivo. Ricordiamoci della nostra preoccupazione per il famoso biscotto durante il girone. Così non è stato e gli eventi hanno poi voluto che un biscotto più amaro vestito da cappotto gli spagnoli ce l’abbiano fatto ingoiare in finale. Ora gli italiani dovrebbero essere definitivamente consapevoli che un risultato, una vittoria, un obiettivo si raggiunge sul campo giocando bene, e non, come tante volte succede da noi, con partite truccate, truffe e furbate di vario tipo. La nazionale di Prandelli durante questi europei ha iniziato a percorrere questa nuova strada e per la prima volta sono stato orgoglioso di vedere la nostra nazionale giocare a calcio e proporre del bel gioco abbandonando il nostro classico catenaccio. La Spagna a questo ci è arrivata già da qualche anno e ieri abbiamo giustamente perso contro i maestri di questa mentalità. Spero che questa lezione ci possa servire non solo nel campo dello sport ma su settori ben più importanti per la nostra società. Dobbiamo ricordare che siamo una nazione ricca di talento, creatività e valori e dobbiamo capire che un risultato si ottiene solo con tanto impegno, bravura e determinazione, abbandonando definitivamente, quella tipica mentalità marcia di arrivarci con modi a dir poco leciti.

Un altro aspetto importante sul quale fare una riflessione è che per la prima volta nella storia della nazionale di calcio un giocatore di colore ci ha fatto gioire per i suoi goal. Vorrei che anche su questo tema definitivamnete la nostra nazione facesse un grande paso avanti abbandonando quel razzismo di bassa cultura e ricordandoci che Balotelli può essere anche il senegalese che viene sotto il nostro ombrellone o chi cerca fortuna nella nostra nazione. Pur se è giusto regolamentare la materia con leggi adeguate, l’immigrazione e l’apertuta verso una società multirazziale deve essere una grande occasione e non un peso per la nostra nazione. In ogni caso come già lo sport ci insegna dovremmo considerarci come dice il nostro inno cantato anche super Mario dei “Fratelli d’Italia”.

Infine onore a Prandelli per come ha fatto giocare la nazionale e per le sue parole, se il calcio è una metafora l’Italia per ripartire ha proprio bisogno di persone come lui.

Speriamo bene e dai ITALIA!!

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Fardelli d’Italia

In questi giorni mi stanno particolarmente a “cuore” le vicende di due personaggi della nostra cara nazione: Renzo Bossi e Fabrizio Corona. Il primo, il Trota, ormai alle cronache per le sua laurea conquistata con tanti “sacrifici” in Albania, il secondo, l’ex della farfallina passato invece alle cronache non tanto per la fine della love storia con Belen ma per una vicenda all’italiana dove è coinvolto anche un comandante dei carabinieri con grande pasticcio e interrogazioni parlamentari. Mi chiedo: se dei personaggi come questi sono riusciti a scalare i gradini più alti della società a colpi di truffe e furbate in quale schifo di società stiamo vivendo??!! Non possiamo non affermare che viviamo in una società che ha FALLITO! Non finanziaramente, ha fallito soprattutto MORALMENTE. Troppa corruzione, troppe truffe, troppi furbi, troppi opportunisti. Viviamo in una società dove non va avanti chi è bravo e chi merita ma solo chi è più furbo e spregiudicato. Io non ci sto! Non sono d’accordo con chi dice che questi sono dei casi isolati perchè si capisce che il malcostume è ormai diffuso in tutti i settori della nostra società. Quando un sistema fallisce la storia insegna che bisogna resettare tutto e ricominciare da capo. Ci costerà caro ma è necessario farlo! Urge al più presto un cambiamento radicale! La politica in primis!

Per capire meglio la storia in questo link l’intero servizio delle Iene.

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La penisola degli intoccabili

Mi domando cosa significhi la parola Giustizia oggi. Questa è forse la domanda più importante che ci dobbiamo porre. È la Giustizia di tutti o è riservata solo a coloro che possono permettersi uno studio legale di grido e arrivare anno dopo anno alla prescrizione? O la Giustizia degli intoccabili, che il carcere non lo vedranno mai, che siano i parlamentari o i poliziotti accusati di pestaggio del G8? Forse la Giustizia dei poveri cristi che hanno un avvocato di ufficio e una condanna pressoché certa? Quante Giustizie esistono in questa disgraziata Nazione? La Giustizia capitalista, dove il reddito è un elemento sempre a favore dell’accusato? Una Giustizia che applica le leggi create da un Parlamento dove siedono a loro volta già dei condannati? Una Giustizia che non procede su un Andreotti, un Dell’Utri, un Cosentino, un Berlusconi? Ma la legge si applica o si interpreta? A decidere il Bene e il Male deve essere il Parlamento composto da corrotti e mafiosi?

E nel processo Berlusconi quale tipologia di “Giustizia” è stata utilizzata? La prescrizione bisogna sapere che è determinata da una legge ad personam, la “ex Cirielli” approvata nel 2005 dalla maggioranza berlusconiana. Prima, infatti, il reato di corruzione in atti giudiziari si prescriveva in 15 anni, scesi a dieci dopo l’approvazione della norma. Il giudice ha dichiarato “il non doversi procedere”, perché “il reato è estinto per intervenuta prescrizione”. Berlusconi non è stato però ritenuto innocente dal collegio giudicante, che altrimenti avrebbe optato per l’assoluzione. Quindi è COLPEVOLE!! Ma continuerà a fare politica e forse come premio ora verrà anche nominato presidente della Repubblica. E ingiustizia è fatta!!! Solo noi nelle prossime elezioni potremo iniziare a cambiare questo schifo!!