Vota il tuo sistema Operativo

Le nuove tecnologie che cambieranno le nostre abitudini

smart-tvLa storia recente ha dimostrato che la Rete e le evoluzioni delle tecnologie hanno prodotto cambiamenti irreversibili in diversi ambiti. Basti pensare alla fruizione della musica e ai nuovi libri digitali.  Un cambiamento che solo pochi anni fa era considerato utopistico da molti.
E’ semplice allora prevedere che la televisione sarà uno dei prossimi ambiti ad essere rivoluzionato. Le Smart Tv infatti sono già una realtà che cambieranno il modo in cui accediamo all’informazione, all’intrattenimento e naturalmente la pubblicità tramite le Tv. La Philips per l’anno in corso presenta un TV basato con Android. Ciò significa che l’utente sarà in grado di accedere a Google Play e alle varie app presenti nel popolare store e di fruire di video in streaming.

 Questi sono cambiamenti che stanno avvendo ora. Ma cosa succederà in futuro?

Dalla fine di quest’anno inizieranno ad apparire nuove generazioni di device. Allo scorso CES di Las Vegas Samsung ha presentato le Smart Windows, dei pannelli touchscreen che simili a vetri per finestre, ma che consentono di visualizzare immagini, fotografie, ascoltare musica, navigare su Internet, vedere la Tv, inviare email e fare quasi tutto ciò che si può fare con un normale PC.

Recentemente Atmel ha invece presentato XSense, una nuova tecnologia che permette di creare touchscreen flessibili usando uno strato di pellicole per i vari elementi dello schermo.
Questi sistemi hanno caratteristiche innovative che saranno alla base di nuovi prodotti (naturalmente non solo smartphone e tablet). Consentono di ottenere la flessibilità per le superfici curve, hanno bordi e spessore molto sottili anche per grandi aree dello schermo, un basso consumo di energia ed il supporto touchscreen per prodotti di forma e caratteristiche differenti.

Anche Google sta seguendo da protagonista queste evoluzioni. Infatti ha presentato la prima versione del Project Glass realizzato dai Google X Lab. Si tratta di occhiali con display in grado di mostrare realtà aumentata e di consentire all’utente di interagire attraverso comandi vocali e movimenti.

Una cosa è certa. La storia si ripeterà. E la Rete, grazie all’introduzione di nuove tecnologie, porterà cambiamenti sostanziali nella vita e nelle abitudini quotidiane. Cambiamenti che ora ci possono sembrare impensabili.

iPhone: installa applicazioni gratis senza Jailbreak

nuovo-jailbreak-ios-5-untethered-iphone

Per chi vuole scaricare applicazioni gratis senza eseguire il jailbreak sul proprio iPhone ecco una valida alternativa proveniente dalla Cina. Le applicazioni così scaricate sono riconosciute “acquistate” ed è possibile poi fare l’aggiornamento dal AppStore del proprio IPhone. Io l’ho testato personalmente ed i risultati sono davvero sorprendenti. Non fatevi scoraggiare dal menu in cinese perchè la guida riportata in questo articolo qui sotto vi guida in maniera semplice e intuitiva.

Occorrente:

Computer Windows con iTunes;

  • Dispositivi con o senza Jailbreak (iOS 5, iOS 6, iPhone 4S, iPhone 5, iPad 3, iPad 4, iPad Mini, iPodTouch 4G, iPodTouch 5G, iPhone 4, iPhone 3GS);
  • PP25 per Windows, da scaricare e installare da QUI.

Panoramica

altsin PANO

L’interfaccia del programma è molto semplice in stile iTunes (purtroppo data l’origine dello sviluppo è solo in Cinese). L’immagine vi mostra quale sono le parti più importanti.

Guida

altsin1altsin1altsin1

Avviate l’eseguibile scaricato e procedete con l’installazione, basta sempre andare avanti, se il vostro Firewall o Antivirus vi chiede se il programma può ricevere e inviare connessioni ovviamente Consentite tutto.

Abilitazione del dispositivo

altsin PANO

Il primo passo importante prima di scaricare applicazioni è abilitare il dispositivo:

  1. Premete nella voce in rosso nella colonna sinistra (1);
  2. Premete il bottone blu (2) che avvierà un processo di pochi secondi, alla fine del processo in basso apparirà un pop-up giallo di conferma.

Bene, ora il vostro dispositivo è abilitato, siete pronti per scaricare e installare le applicazioni.

Scaricare e installare applicazioni

altsin PANO

Cercate l’applicazione che intendete scaricare, tramite il box in alto a destra (vasta quantità di app anche Italiane), dopo aver trovato l’applicazione desiderata andate con il mouse sull’applicazione e premete il primo bottone blu (DOWNLOAD).

altsin PANOaltsin PANO

L’applicazione verrà scaricata in background, potete seguire il download premendo nella quinta voce della collonna sinistra (guardate la panoramica in alto).

altsin PANO

Dopo che l’applicazione è stata scaricata verrà spostata nella lista delle applicazioni scaricate (sesta voce nella colonna di sinistra, guardate la panoramica in alto). Adesso premete il bottone a destra per installare l’applicazione (il dispositivo deve essere collegato via USB, o via WiFi ma consigliamo l’USB per maggiore velocità).

altsin PANO

Partirà la fase di installazione (la durata dipende dal peso dell’applicazione), quando l’installazione sarà finita apparirà un pop-up giallo in basso con la scritta “Applicazione installata correttamente su nome dispositivo ed è pronta per l’uso”.

altsin ENDINST

Conclusioni

Anche questo programma funziona bene, molto più velocemente di kuaiyong e con molte funzioni in più, come il download di musica e applicazioni per dispositivi Jailbreak.

altsin PANO

Sopratutto integra gli aggiornamenti delle applicazioni, funzione molto utile e indispensabile.

altsin CLS

Alla chiusura del programma apparirà questo pop-up, da come potete vedere dallo screen le scelte sono due.

Jailbreak iPhone ios 5.0.1

È finalmente disponibile il jailbreak per iOS 5.0.1 anche in modalità cosiddetta “untethered”, quindi non legata al computer da cui si esegue l’aggiornamento alla release non ufficiale del sistema operativo di Apple. Versione sbloccata che consente, tra l’altro, di accedere ai negozi alternativi all’App Store tra cui il più diffuso e nutrito è Cydia.

Ecco cosa dovete sapere e cosa dovete fare prima di procedere:

  • Il Jailbreak Untethered è per dispositivi iPhone3Gs, iPhone 4, iPhone4-CDMA, iPAd1, iPod touch 3g e iPod Touch 4G
  • Se hai uno di questi dispositivi e non hai ancora aggiornato a iOS 5.0.1, fallo ora! Il bug SHSH è ancora aperta su ios 5.0.1 permettendo il Jailbreak. Se lo sblocchi tramite ultrasn0w o gevey, assicurati di aggiornare a 5.0.1 solamente tramite un IPSW personalizzato. Se non sai come si fa cerca su iClarified.com. Una volta aggiornato a 5.0.1 utilizza redsnow 0.9.10 per fare il Jailbreak Untethered.
Pronti? Ecco allora il download per RedSnow 0.9.10. Vi basterà scaricarlo e connettere il vostro dispositivo al computer seguendo i passi a schermo. Buon Jailbreak!

Ecco i link per il download di RedSnow:

Guida passo-passo per aggiornare ad iOS 5.0.1 e Jailbreak

Prima di eseguire il Jailbreak dovete avere il firmware 5.0.1 di Apple. Se non l’avete seguite una delle due procedure qui sotto per risolvere.

Come aggiornare a iOS 5.0.1 – Modalità guidata

Per aggiornare il nostro Apple device ( senza jailbrekkato ) avremo due opzioni. La prima, e più semplice, è in pieno stile Apple: basterà collegare il dispositivo al computer con l’ultima versione di iTunes installata. iTunes ci notificherà in automatico la presenza del nuovo aggiornamento per il nostro dispositivo.

Ancora più semplice è l’aggiornamento automatico OTA ( Over The Air ). Se il nostro dispositivo è collegato a rete wi-fi ( sono circa 45mb di download ) verrà notificato l’aggiornamento scaricabile direttamente dal dispositivo. Per farlo basterà andare nelle Impostazioni nel menu Generali e cliccate sulla voce “Aggiornamento Software”. Dopo l’installazione e il riavvio la procedura sarà terminata. Non è necessario effettuare il backup dei dati.

Come aggiornare a iOS 5.0.1 – Metodo manuale

In alternativa è possibile effettuare l’aggiornamento manuale scaricando l’ipsw corrispondente al nostro dispositivo. Per eseguire l’aggiornamento manuale aprite iTunes e cliccate sulla voce “Verifica aggiornamenti” o “Aggiorna” mentre tenete premuto il tasto ALT se avete un Mac, o SHIFT se avete Windows. Quando si aprirà una  finestra dalla dovrete selezionare il file dell’aggiornamento di iOS 5 che avete salvato precedentemente sul desktop.

Effettuare il JailBreak Untethered di iOS 5.0.1 con RedSnow

Premessa: assicuratevi di avere iOS 5.0.1 installato sul vostro iDevice.

Passo 1: Avvia il tool RedSnow. Se ti trovi con Windows Vista o Windows 7 assicurati di eseguirlo con privilegi di Amministratore, facendo click con il tanto destro e selezionando “Esegui come amministratore”

Passo 2: Una volta aperto clicca il pulsante “Jailbreak” come mostrato in figura ( cliccala per ingrandire )

Passo 3: Collega il dispositivo che vuoi Jailbrekkare al computer con l’apposito cavo, assicurandoti che sia spento. A questo punto clicca Next su redsnow

Passo 4: A questo punto redsnow ti guiderà nella procedura per mettere iPhone in DFU. Il primo passo è tenere premuto il tasto power per 2 secondi, subito dopo tenere premuto anche il tasto Home ( il tasto rotondo ) per 10 secondi, continuando a tenere premuto il tasto power.

Senza rilasciare il tasto Home, rilascia ora il tasto Power, continuando a tenere premuto Home, fino a quando redsnow non avrà individuato il dispositivo.

Passo 5: A questo punto l’Iphone/iPad/iPod si riavvierà. Attendi :)

Passo 6: Ora Redsnow inizierà a preparare il Jailbreak per il tuo dispositivo. Anche qui devi solo attendere.

Passo 7: Alla prossima maschera ti verrà chiesto cosa installare. Seleziona solamente Cydia e clicca su Next.

Passo 8: Il dispositivo si riavvierà ancora. Al successivo reboot redsnow installerà il nuovo kernel e RAM DISK

Passo 9: Finito! LA prossima maschera ci avviserà che il Jailbreak è stato completato. Ora non dovrete fare altro che riavviare l’iPhone, l’iPad o l’iPod Jailbrekkato. Il primo avvio richiederà anche 5 minuti! Quindi non abbiate fretta e lasciate fare al tool il suo lavoro. Al riavvio troverete Cydia nella springboard, pronto ai vostri comandi.

A questo punto non possiamo non installare il comodissimo  INSTALLOUS

In questo video possiamo seguire passo per passo l’installazione

 

SOFTWARE SPIRE: L’altra buona notizia “non ufficiale” per iOS 5.0.1 è che dopo aver eseguito il jailbreak si può scaricare da Cydia il software Spire che permette di utilizzare Siri (l’assistente vocale evoluto già disponibile su iPhone 4S) anche su iPhone 4 e 3G S. La modalità impiegata da Spire per attivare Siri sarebbe del tutto legale perché non viola il copyright imposto da Apple.

Dimmi dove clicchi e ti dirò chi sei!!!

Ho pubblicato solo da qualche ora le foto della mia nuova bike e nella zona destra della home di facebook, sulle inserzioni sponsorizzate, già mi appare: “Sei un ciclista e vuoi migliorare le tue prestazioni? Scopri come con….” UN ATTIMO!! nemmeno il tempo di farmi la prima uscita!! Non posso invece che rassegnarmi e dire: benvenuti nell’era dell’INFORMAZIONE! Dopo l’era industriale è arrivata la nuova era! L’era dove qualcuno guadagna vendendo semplicemente ed utilizzando le nostre INFORMAZIONI. Le nostre informazioni sono il nuovo ORO!! Quindi non più la pubblicità di massa della pentaola Lagostina che lanciava il mitico Mike Bongiorno che non sapeva se davanti al televisore c’era una casalinga o un meccanico. Ora sanno esattamente chi c’è davanti al monitor di un PC e quindi possiamo iniziare a chiederci, guardando sulle pubblicità che ci propongono, cosa loro sanno di NOI! Della serie: dimmi dove clicchi e ti dirò chi sei!! Rassegnamoci ma è così!!! O pensavamo che i social network fossero solo un bel gesto di altruismo di qualche genio dell’informatica??!!

In questo video tratto dalla trasmissione Report viene spiegato in maniera semplice come funziona il meccanismo.

Ma Babbo Natale esiste o non esiste?

Ogni anno abbiamo a che fare con questo dilemma. Ecco due differenti versioni per spiegare l’esistenza e la non esistenza: a voi la scelta finale!

VERSIONE 1. Babbo Natale esiste: Ho una nipotina di 11 anni e da quest’anno sono stato informato che non dovrò più recitare la scenetta di Babbo Natale che distribuirà i doni. In realtà non ci sarebbe stato bisogno di aspettare sino agli 11 anni per buttare giù questa bella recita. I bambini già intorno ai 4-5 anni hanno infatti capito tutto! Nei primi anni tutto funziona ed è molto bella e fiabesca l’atmosfera che si crea nel vedere un bimbo ricevere un dono che arriva quasi per magia. Ma poi con l’andare degli anni si esagera. Loro dopo qualche anno di esperienza sono consapevoli che Babbo Natale non esiste! Senza che glielo abbia detto nessuno lo intuiscono e furbescamente per far contenti genitori e parenti, non dicono nulla, stanno così al gioco recitando la loro parte da veri attori di Hollywood. Infatti pur di ricevere i loro regali in questa atmosfera da favola sono disposti a tacere davanti all’ evidenza, fare facce sorprese davanti alla visione del regalo e arrivando anche ad esclamare: grazie di esistere Babbo Natale. Che falsi! Sin dai giorni precedenti hanno scritto la letterina con la consapevolezza che quella sarebbe servita a mamma e papà per iniziare ad avere qualche idea. Hanno poi sentito di nascosto i loro genitori parlare tra loro sull’esito della loro letterina e su quale regalo sarebbe stato più utile. Hanno poi visto i genitori nascondere il regalo nell’armadio della loro stanza, ma soprattutto sorridono davanti alle minacce che ricevono quando ne combinano una delle loro: “vedrai che Babbo Natale quest’anno non ti porta nessun regalo!!”. In effetti il bambino sa bene che quella frase esce con rabbia al genitore per averlo fatto imbestialire e che a Babbo Natale non gli importa proprio nulla di aver appena rotto un bel soprammobile giocando a pallone in salone. Ma loro sono consapevoli che ai genitori bisogna lasciarli con la certezza che il figlio creda in questa favola. In questa maniera si è felici in due: il bambino perchè comunque riceve il regalo e i genitori perchè saranno orgogliosi di aver fatto vivere una bella favola al proprio figlio. E vissero così tutti felici e contenti: quindi Babbo Natale esiste perchè CONVIENE!

VERSIONE 2: Babbo Natale non esiste!

Nelle righe sottostanti ho riportato una simpatica e dettagliata spiegazione fisico-matematica che circola in rete sulla non esistenza di Babbo Natale .

Nessuna specie conosciuta di renna può volare. Ci sono però 300.000 specie di organismi viventi ancora da classificare e, mentre la maggioranza di questi organismi è rappresentata da insetti e germi, questo non esclude completamente l’esistenza di renne volanti, che solo Babbo Natale ha visto.

Ci sono due miliardi di bambini (sotto i 18 anni) al mondo. Dato però che Babbo Natale non tratta con bambini Musulmani, Hindu, Buddisti e Giudei, questo riduce il carico di lavoro al 15% del totale, cioè circa 378 milioni. Con una media di 3,5 bambini per famiglia, si ha un totale di 98,1 milioni di locazioni. Si può presumere che ci sia almeno un bambino buono per famiglia. Babbo Natale ha 31 ore lavorative, grazie ai fusi orari e alla rotazione della terra, assumendo che viaggi da Est verso Ovest. Questo porta ad un calcolo di 822,6 visite per secondo.

Questo significa che, per ogni famiglia Cristiana con almeno un bambino buono, Babbo Natale ha circa un millesimo di secondo per:

1. trovare parcheggio (cosa questa semplice, dato che può parcheggiare sul tetto e non ha problemi di divieti di sosta);
2. saltare giù dalla slitta;
3. scendere dal camino;
4. riempire le calze;
5. distribuire il resto dei doni sotto l’albero di Natale;
6. mangiare ciò che i bambini mettono a sua disposizione;
7. risalire dal camino;
8. saltare sulla slitta;
9. decollare per la successiva destinazione

Assumendo che le abitazioni siano distribuite uniformemente (che sappiamo essere falso, ma accettiamo per semplicità di calcolo), stiamo parlando di 1.248 Km per ogni fermata, per un viaggio totale di 120 milioni di Km. Questo implica che la slitta di Babbo Natale viaggia a circa 1040 Km/sec, a 3000 volte la velocità del suono. Per comparazione, la sonda spaziale Ulisse (la cosa più veloce creata dall’uomo) viaggia appena a 43,84 Km/sec, e una renna media a circa 30 Km/h. Il carico della slitta aggiunge un altro interessante elemento: assumendo che ogni bambino riceva una scatola media di Lego (del peso di circa 1 Kg), la slitta porta circa 378.000 tonnellate, escludendo Babbo Natale (notoriamente sovrappeso). Sulla terra, una renna può esercitare una forza di trazione di circa 150 Kg. Anche assumendo che una “renna volante” possa trainare 10 volte tanto, non è possibile muovere quella slitta con 8 o 9 renne, ne serviranno circa 214.000. Questo porta il peso, senza contare la slitta, a 575.620 tonnellate. Per comparazione, questo è circa 4 volte il peso della nave Queen Elizabeth II. Sicuramente, 575.620 tonnellate che viaggiano alla velocità di 1040 Km/sec generano un’enorme resistenza. Questa resistenza riscalderà le renne allo stesso modo di una astronave che rientra nell’atmosfera. Il paio di renne di testa assorbirà 14,3 quintilioni di Joule per secondo. In breve si vaporizzerà quasi istantaneamente, esponendo il secondo paio di renne e creando assordanti onde d’urto (bang) soniche. L’intero team verrà vaporizzato entro 4,26 millesimi di secondo. Conclusione: Babbo Natale c’era, ma è morto subito!

I pirati della Silicon Valley

In occasione della morte del grande Steve Jobs ho pensato di vedere insieme ai ragazzi delle mie classi del liceo il film documentario “I pirati di Silicon Valley”, dove viene raccontata la nascita delle società Apple e Microsoft con annessa la biografia di Steve Jobs e Bill Gates. Il film è molto bello e racconta con il giusto umorismo la nascita dei due grandi colossi che nel giro di 30 anni hanno stravolto il nostro modo di vivere!

Ecco alcune scene significative del film

 

 

Ecco perchè Bill Gates, fondatore della Microsoft, è uno dei più ricchi del mondo e possiede il Sistema Operativo più diffuso…

Ed ecco un “professionale” colloquio di lavoro tenuto da Steve Jobs ad un cranietto della IBM

Onore a Steve Jobs!!

Passerà alla storia come il pionere dell’era digitale così come Cristoforo Colombo lo fu per la scoperta del nuovo mondo!

Fondatore di Apple, ha saputo trovare la sintesi tra tecnologia e cultura pop, avvicinando la figura del “Ceo” aziendale a quella di una rockstar. Con una serie di innovazioni che hanno definito una visione, cambiato l’industria e modificato profondamente la vita delle persone, dal Mac all’iPad 

Jobs, la vita nel futuro di un'icona dell'era digitale Steve Jobs con un iPad

CUPERTINO – Anche per chi non ha a che fare con la tecnologia e i computer, il nome di Steve Jobs ha un significato. Per chiunque, è difficile non essersi imbattuti almeno una volta in uno dei prodotti della sua azienda, o in una delle tante copie più o meno riuscite. Il nome di Jobs spicca tra quello dei pionieri dell’era digitale ed è tra i protagonisti assoluti dell’industria contemporanea, e quindi dell’economia del nuovo millennio.

Le origini. Steven Paul Jobs nasce a San Francisco, il 24 febbraio del 1955, da madre americana e padre siriano, ma fu subito dato in adozione a Paul Jobs e alla moglie Clara. Dopo il diploma a Cupertino nel 72, Steve si iscrisse al college, da cui sarebbe uscito solo pochi mesi dopo. Nel 74 Jobs arriva all’Atari di Nolan Bushnell, un altro “big name” nella storia della tecnologia. E ci arriva insieme ad un amico che da lì a poco sarebbe diventato un socio importante, Steve Wozniak. Insieme lavorano sulla scheda logica di Breakout, il famoso videogioco della pallina che abbatte un muro sovrastante, respinta da una racchetta. Ma il rapporto con l’Atari dura poco, e nel 1976 è già tempo per i due Steve di fondare la Apple Computer. Dopo un anno arriva il primo prodotto, l’Apple II, con cui la startup raggiunge il primo milione di dollari e poco dopo, grazie al successo di altre versioni di quella piattaforma, l’azienda si quota in borsa.

Lisa e Mac. Siamo già negli anni 80 quando Apple, viste le ricerche e i risultati di Xerox nello sviluppo di interfacce utente basate sul sistema Wimp (Windows, Icons, Mouse, Pointer, finestre, icone, mouse e freccina), decide di investire in un prodotto informatico di massa nelle intenzioni rivoluzionario: addio tastiera e comandi scritti, ecco il mouse, menu e puntatori. Il primo risultato si chiama Apple Lisa, è un buon prodotto e ancora oggi ambito dai collezionisti. Ma non è un successo commerciale, al contrario del prodotto che ne erediterà l’impostazione, il Macintosh. Un’idea prima che un prodotto, con il focus dell’esperienza utente puntato sui documenti, e non sulle applicazioni, anticipando il “this changes everything”, lo slogan “questo cambia tutto” che Jobs l’innovatore sottoscriverà più avanti negli anni. E’ il 1984 e  il successo del Mac, che si vende bene anche grazie a interessanti opzioni di valutazione del Lisa più una piccola somma, mette il sale sulla coda a tutta l’industria. Tutti propongono sistemi con mouse e icone, Atari, Acorn, Commodore. E anche Microsoft, che nell’85 lancerà la prima versione di Windows, inguardabile, ma l’azienda di Redmond avrà tempo per riparare, e diventare il primo produttore di sistemi operativi “Wimp” del pianeta. Il Mac esce dalla nicchia, un momento che coincide con il successo personale di Jobs, ma dopo un periodo di boom, lo scenario per Steve cambia. Wozniak abbandona la Apple e John Sculley, amministratore delegato dell’azienda, allontana lo stesso Jobs a causa del progressivo calareo delle vendite del Macintosh, dovuto secondo l’ad all’interesse di Jobs per altri progetti che lo portano a trascurare il prodotto di punta di Apple.

Fuori dalla mela. Il mondo è avviato verso la sua prima rivoluzione tecnologica, e per il giovane Steve Jobs offre più di un’opportunità. La prima mela fuori da Apple che Steve decide di cogliere si chiama NeXT, una nuova azienda che Steve fonda con l’intento di creare computer di alto livello per applicazioni professionali. Il momento è ancora magico per l’hardware, ma l’universo dei Pc sta iniziando la sua espansione, che una decina d’anni più tardi diventerà totale, in ogni settore dell’informatica di consumo. I pc compatibili costano molto meno delle workstation NeXT, e possono disporre di molto più software. E quella della nuova generazione di computer del mago Steve è un’avventura che dura poco, anche se lascerà un segno rilevante, e servirà a Jobs per capire cosa mettere e cosa togliere nei prodotti. I computer NeXT montano lettori ottici e Cd-Rom in un momento in cui il mondo utilizza ancora i floppy disk da 5 pollici, e l’azienda, nonostante il flop, verrà rilevata da Apple nel1996, per oltre quattrocentotrenta milioni di dollari, tra contanti e azioni. Una mossa che anticiperà la nascita di MacOs X, il sistema operativo degli attuali Macintosh, basato sull’Os NeXTSTEP. E soprattutto, il ritorno di Steve Jobs alla Apple, due anni più tardi.
Ma prima di tornare nella Mela, che intanto sforna prodotti di livello ma decisamente di nicchia, Jobs si dedica a tutt’altro. Nel 1986 acquista dalla Luscasfilms la Pixar, un’azienda di produzione specializzata in animazione digitale. Lo sguardo lungimirante di Jobs individua in tempo una realtà produttiva che in una decade rivoluzionerà il cinema, introducendo il cartoon elettronico, e sbancando ai botteghini con Toy Story nel 1995 e poi con altri successi come A Bug’s Life, Alla ricerca di Nemo e Ratatouille.

Il ritorno alla Apple. Intanto per l’azienda della mela multicolore – così era il logo Apple negli anni 90 – gli affari non vanno un granché. Il Macintosh è un buon sistema professionale, utilizzato in ambiti editoriali e multimediali, ma non è una macchina di massa nonostante il programma di licenze: Apple aveva pensato di ripercorrere il successo dei Pc, permettendo a chiunque lo volesse di produrre cloni del Macintosh. L’antesignano dell’iPhone, il Newton, è un clamoroso flop, mentre nel 1996, la prima uscita di Apple nel mondo dei videogiochi con la console Pippin è tutto meno che un successo. E soprattutto, il sistema operativo del Mac non è al passo coi tempi, e con le architetture tecnologiche contemporanee.
Il rientro di Jobs avviene con l’acquisto della NeXT, e in poco tempo Steve riacquista il controllo della società, dopo un periodo di trascorso come consigliere personale del presidente di allora, Gil Amelio. Nella visione di Jobs, l’ambiente di sviluppo ad oggetti su cui si basavano i sistemi NeXT avrebbe dovuto diventare la base del nuovo sistema operativo del Mac. Ma mentre pensava all’interno, Jobs riprogettava il concetto stesso di computer personale, la “mission” di Apple nel mondo che si andava informatizzando a velocità di curvatura. E tagliava, tagliava, tagliava. Via il Newton, via i Mac su licenza. Il futuro da lì a poco si sarebbe chiamato MacOsX e poi Intel, ma intanto c’è da capire cosa fare con MacOs 9 e l’architettura PowerPc di Motorola. Nel 1999 arrivano allora i nuovi iMac, i primi computer colorati.
E’ la rinascita di Apple, un boom commerciale incontenibile,  il primo vero successo di mercato da lungo tempo. Ma soprattutto è il successo di un’idea: incorporare il design nelle categorie dell’hi-tech. L’iMac colorato è la dimostrazione, secondo Jobs, che la tecnologia può essere piacevole ai sensi. Questa ridefinizione delle basi sarà una delle chiavi del successo dell’azienda negli anni a seguire. Sulla scia degli iMac, buoni riscontri anche per i Mac di fascia alta, i G3 blu, i G4 grafite, e i G5 che inaugurano lo chassis metallico perforato che ancora oggi è, aggiornato, quello dei MacPro. Ma l’iMac significa anche per la prima volta nella storia di Apple, la conquista del mercato di massa. La mela-logo dell’azienda diventa monocromatica, ma i colori arrivano sulle scrivanie degli utenti. E i conti in banca dell’azienda virano nuovamente sul verde intenso.

L’ultima decennio. Gil Amelio non è più al vertice di Apple dal 1997, e sono già tre anni che Steve Jobs è tornato al comando. Il 2001 sarà l’anno di MacOs X, il sistema operativo che anima i Mac fino ai giorni nostri – è da poco stata rilasciata la nuova versione, 10.7 Lion – ma anche e soprattutto della nuova icona pop di Apple: l’iPod. All’inizio, un semplice riproduttore di musica digitale, dalle forme simili al primo Macintosh, solo tascabile. In realtà, un oggetto che apre una nuova era per l’industria musicale, quella della distribuzione via internet. Una transizione dal mondo fisico a quello impalpabile del digitale, di cui Jobs è tra i pionieri, con l’obbiettivo finale della trasformazione completa. L’iPod, iTunes e i nuovi modelli distributivi sono il meteorite che sconvolge la discografia e la obbliga ad evolvere o estinguersi. Accadranno entrambe le cose, ma intanto iPod negli anni diventa il player più venduto del mondo, così come iTunes un negozio elettronico che vende miliardi e miliardi di canzoni. Nel cui catalogo, nel 2010, finiscono anche i Beatles, dopo anni di incontri e scontri tra la Apple Computer di Jobs e la Apple Records, l’etichetta dei Fab Four. Il successo di iPod è travolgente e modifica l’essenza stessa di Apple. L’azienda guadagna e fa paura ai concorrenti. Ma nel 2003 a Steve Jobs viene diagnosticata una rara forma di cancro al pancreas, si opera e l’intervento va a buon fine. Il 2004 è un anno di recupero, e fino al 2006 i prodotti Apple sono evoluzioni di altri già introdotti. Arrivano Macbook e Mac Mini, ma la nuova pietra miliare nel calendario arriverà l’anno successivo.

L’intuizione iPhone. Nel 2007, la mela bianca non è più un’azienda che produce solo computer, e cambia ragione sociale in Apple Inc. Negli ‘anni zero’, il Macintosh ha cambiato più volte pelle, si chiama solo Mac e al suo interno non batte più un cuore Motorola, ma Intel. L’iPod è diventato un simbolo generazionale e però manca ancora qualcosa. Qualcosa che arriverà nel giugno di quell’anno e che si chiama iPhone, l’ingresso inatteso e sorprendente di Apple nel mondo dei cellulari. Che d’improvviso appaiono tutti antichi di fronte ad un oggetto a forma di piccolo monolite, completamente privo di tasti sul frontale eccetto uno, multifunzionale. E dotato di touch-screen multitocco, capacità multimediali e navigazione web. E naturalmente, di una funzione iPod. In neanche un anno, il primo iPhone nonostante il prezzo non leggero, vende qualcosa come quattro milioni di pezzi. Ne seguiranno versioni più potenti e, in termini di mercato, molto più voraci. I big della telefonia mobile entrano in crisi di fronte ad un prodotto che fa di tutto e in modo intuitivo, grazie all’interfaccia multitocco di iOs. I produttori di console per videogiochi portatili accusano il colpo, mentre iPhone e iPod divorano fette di mercato riservate da sempre ad altri blasoni del digitale.

Nel 2009, Steve Jobs ha nuovamente problemi di salute, tali da doversi assentare a lungo da Apple. Al suo posto andrà Tim Cook, e questa volta Jobs subirà un trapianto di fegato, donato da un ragazzo di venti anni morto in un incidente d’auto. Un’evenienza che farà dire a Jobs, in un keynote successivo al periodo di recupero, che “tutti dovrebbero diventare donatori di organi”.

E mentre iPhone vende milioni di unità, al quartier generale di Apple a Cupertino si pensa già alla data del 27 gennaio 2010. Quella in cui verrà presentato l’iPad, il nuovo arrivato nella famiglia dei dispositivi iOs. Quando Jobs arriva sul palco il giorno del lancio, cita Mark Twain con la frase “Le indiscrezioni riguardo la mia morte sono decisamente esagerate”. E poi mostra al mondo un tablet con schermo a colori multitouch e capacità elaborative interessanti, che di fatto crea una nuova categoria di prodotti di consumo. Oltre a generare isterie collettive negli Apple Store di tutto il mondo. La tavoletta magica è un successo immediato, si vende a milioni e porta in dote migliaia di applicazioni a pagamento, che portano i numeri dell’App Store, il negozio di software per iPhone e iPad, a cifre stellari. Il Financial Times nomina Jobs uomo dell’anno. Ma Il 17 gennaio del 2011, Steve annuncia per la seconda volta 1 la necessità di assentarsi per problemi di salute. Indiscrezioni e foto rubate gli danno poche settimane di vita. Ma ancora una volta, alla presentazione del nuovo iPad 2, il 2 marzo 2011, Steve Jobs stupisce il mondo e i mercati, presentandosi personalmente con la nuova versione del tablet in mano. Stavolta nessuna citazione famosa, nessuna battuta. Della salute non si parla.

Se ne parlerà però il 25 agosto dello stesso anno, in cui Steve scrive una lettera all’azienda 2, rimbalzata in un istante in tutto il mondo. “Sfortunatamente è arrivato il giorno in cui non posso più far fronte ai miei impegni”, scrive Jobs. Un commiato essenziale, per una delle menti più visionarie e innovative dell’era contemporanea. Quella di un uomo la cui opera di creazione, sintesi e comunicazione ha contribuito a formare e far evolvere una parte dei pensieri, dei linguaggi e degli strumenti che sognavamo ieri e usiamo oggi per creare un domani. E che ha arricchito la nostra identità umana di possibilità digitali.

Le nuove dipendenze!!

Oltre al video, riporto sotto alcuni articoli dove si parla della nuova malattia! C’è da riflettere!!!

Martin Lindstrom

Secondo Martin Lindstrom, esperto di comunicazione e marketing, bisogna rivedere almeno in parte tutte quelle teorie secondo cui gli smartphone, e l’iPhone in particolare, creano una dipendenza simile a quella prodotta dalle droghe. In un intervento sul New York Times, Lindstrom ha sostenuto che il termine più adatto per parlare della relazione tra gli utenti e i loro telefonini non è dipendenza o ossessione, ma amore. Lindstrom è l’uomo che qualche anno ha suggerito, facendo alcuni esperimenti, che gli effetti dei marchi più noti sui propri fan sono di tipo religioso, come una recente ricerca ha poi confermato. Ebbene ora, alla vigilia della presentazione dell’iPhone 5, è tornato alla carica partendo dalle osservazioni compiute sui propri amici. Questi, quando dimenticano i propri iPhone «mi raccontano di sentirsi stressati, tagliati fuori e in qualche modo incompleti scrive Lindsrom. A me sembra proprio ansia da separazione» spiega l’esperto, che mette in correlazione quanto raccontato dagli amici con un esperimento da lui condotto non molto tempo fa, grazie al quale ha scoperto che i tre suoni più potenti al mondo, quanto a risposta emotiva generata, sono quello prodotto da un bambino che ride, l’Intel chime e il rumore della vibrazione di un telefonino. A tutto ciò occorre aggiungere altri fenomeni curiosi, come quello battezzato da Lindstrom sindrome della vibrazione fantasma: la ricerca ansiosa che si scatena quando si avverte vibrare il proprio telefonino, salvo poi scoprire che ci si era sbagliati. Lindstrom spiega che secondo alcuni psicologi l’uso di iPhone e Blackberry mette in moto nel cervello gli stessi percorsi che creano la dipendenza legata ad altri comportamenti compulsivi, come il gioco d’azzardo: per cui sembrerebbe possibile dire che gli utenti di iPhone possono ritrovarsi dipendenti dai loro dispositivi. Eppure, un esperimento condotto su otto uomini e otto donne tra i 18 e i 25 anni ha mostrato che l’esposizione al suono o al video di un iPhone che squilla o che vibra attiva la corteccia insulare, associata con i sentimenti di amore e compassione.

In pratica – spiega l’esperto – «i cervelli dei soggetti hanno risposto al suono dei loro telefono come se rispondessero alla presenza o alla vicinanza della propria ragazza, del proprio ragazzo o di un membro della famiglia. In breve, i soggetti non hanno mostrato i classici segni di dipendenza. Invece, essi amano i loro iPhone». Il pericolo insito in tutto ciò, secondo Lindstrom, sta nel fatto che «mentre accogliamo nuove tecnologie che fanno di tutto meno che baciarci sulla bocca, rischiamo di tagliarci fuori dall’interazione umana».

Jane Grossman

Un articolo scritto da Jane Grossman ha attirato l’attenzione di molti, suggerendo che non solo l’iPhone è un dipositivo incredibile, ma sembrerebbe che possa creare una dipendenza come quella delle sigarette. Nell’articolo si discute la natura dell’essere dipendente dall’iPhone, confrontandolo con la dipendenza da sigaretta in base alla frequenza d’uso, interazione sociale, e la difficoltà a dover rinunciare ad esso. La dipendenza da sigaretta, mentre è più fisicamente dannoso, è meno socialmente invalidante e molto più socialmente comprensibile dalla dipendenza dell’iPhone. Grossman ritiene che la dipendenza da iPhone spesso conduce all’isolamento sociale, mentre la dipendenza dalle sigarette potrebbe costringere a interagire socialmente ogni tanto (ha d’accendere?). Nell’articolo viene messo a confronto le differenze tra una pausa per fumare e una pausa per iPhone, discute come sia molto più facile camminare o fare una serie di compiti, mentre si fuma che durante l’utilizzo di un iPhone, e suggerisce infine che il vero problema è la permanente connessione ad internet dell’iPhone, che lo portò ad acquistare un iPod Touch. Ovviamente l’articolo ha un sapore satirico, l’autore continua il suo pezzo ponendosi domande se le sigarette potrebbero essere meno dannose della dipendenza da iPhone. Voi cosa ne pensate? Fonti vicine al nostro staff dicono però che un fondo di verità in questo studio ci sia

Questi articoli dicono delle verità sulle quali è interessante riflettere.

E voi a che livello di dipendenza siete arrivati?

Più veloce della luce!!

Incredibile!!! Pensavo che solo Superpippo, personaggio dei fumetti della mia infanzia, potesse andare più veloce della luce. Invece un esperimento condotto da un team di studiosi e organizzato da un italiano avrebbe dimostrato che i neutrini si muovono a una velocità superiore a quella della luce. Se così fosse, povero Einstein! Questa non ci voleva proprio. Il mio idolo, il mio scienziato preferito messo in discussione senza potersi difendere. E poi in un periodo dove non ci sono certezze, dove tutto è instabile, dove il nostro sistema economico sembra non darci più sicurezza, mi piaceva pensare che almeno una certezza scientifica c’era: “più veloce della luce non c’è niente e nessuno”. Lo dice la teoria della relatività di Einstein. E’ la stessa teoria del paradosso dei due gemelli che ha sempre stuzzicato la mia curiosità scientifica affermando che chi viaggia alla velocità della luce invecchia più lentamente. Sembrerebbe però ora che tutto può essere rimesso in discussione. Perché oggi probabilmente c’è chi può andare più veloce della luce: il neutrino. Sembrerebbe che su una maratona di 730 km corsa nel vuoto il neutrino abbia battuto la luce di 60 nanosecondi. Un esperimento che potrebbe sembrare banale e invece ha lasciato tutti a bocca aperta. Forse anche lo stesso Albert Einstein all’altro mondo, ma voglio ancora sperare che il cronometrista di questa gara si sia sbagliato nei suoi calcoli. Se così non fosse prepariamoci a sentirci dire che si può tornare indietro nel tempo. Pensate che sfiga se il nostro attuale presidente del governo venisse in possesso di questa scoperta!!!