The social network

220px-Social_network_film_posterNon avevo ancora visto il film “The Social Network”. Mi è piaciuto tanto! Soprattutto mi ha colpito come un “semplice” ragazzo, da una “semplice” idea sia diventato miliardario senza mai però aver avuto questa tentazione.  Sto parlando di Mark Zuckerberg, inventore di FACEBOOK

Ecco una delle sue frasi:
“La gente vuole andare su internet e curiosare sugli amici. E allora facciamo un sito che dia a tutti quello che vogliono: foto, profili, magari cerchi qualcuno che hai conosciuto a una festa. Io parlo di prendere l’intera esperienza sociale del college e metterla in rete.”

Recensione presa da My Movies

Mark Zuckerberg, il ragazzo che sarebbe diventato il più giovane miliardario della storia creando il social network più usato al mondo, nel 2004 era uno studente di Harvard brillante ma con poche doti sociali. Lasciato dalla ragazza, schifato dai club più elitari e con un complesso d’inferiorità malcelato nei riguardi degli atleti, crea in una notte un software che preleva tutte le foto delle studentesse messe online dalle università e le mette a disposizione di tutti in rete, lo scopo è votare le più belle. L’applicazione fa il giro dei computer di tutta l’area e Zuckerberg viene multato per aver violato i sistemi di sicurezza. A quel punto però il suo nome è sulla bocca di tutti per l’impresa compiuta e due atleti appartenenti al club più importante del college lo contattano per chiedergli di realizzare la loro idea. Non solo Zuckerberg non lo farà ma prenderà i loro spunti per migliorarli e allargarli dando vita all’odierno Facebook.
Da quel momento la battaglia legale per vedere riconosciuta la paternità di quella che dopo soli pochi mesi era già evidentemente una macchina da soldi non ha tregua.
David Fincher è da sempre innamorato dei percorsi narrativi che consentono la ricostruzione di qualcosa (siano una serie di omicidi, sia la struttura di un libro, sia un fatto di cronaca) e per la storia della nascita di Facebook idea un racconto intrecciato tra dibattimenti, patteggiamenti e fatti reali mostrati in flashback, tutto centrato sull’inespressività di Jesse Eisenberg. L’attore newyorchese riesce infatti nell’impresa di comunicare la non comunicatività del suo Zuckerberg, in una lotta legale che è anche sopraffazione di una classe su un’altra. Una perversa e malvagia rivincita del nerd nei confronti di quelli che percepisce come nemici (l’ex migliore amico più integrato di lui, i canottieri che tanto piacciono alla ragazza che lo ha mollato).
L’idea più chiara di David Fincher è che Mark Zuckerberg, l’uomo che ha dato alla parola “amico” un altro significato, più allargato e lieve, alla fine della sua ascesa economica e sociale è solo. Chi ha ideato il network della socialità per eccellenza è una persona socialmente inabile, anche per i bassi standard dei nerd accademici, e una delle spinte più forti nella sua corsa non è stato tanto il desiderio di arrivare, quanto la frustrazione sociale.
È la nuova imprenditoria, fondata sul modo in cui la tecnologia entra o può entrare nella vita delle persone per mutarne le abitudini e su una volontà di successo a modo proprio, con i party in ufficio, le selezioni del personale fatte in base a chi meglio resiste all’alcol e i biglietti da visita con gli insulti.
The Social Network è il primo film a riportare senza clamore o sottolineature arroganti un dato di fatto della modernità, ovvero che la vita in rete (ciò che si fa, si legge e che accade online) per una certa fetta dell’umanità ha la medesima importanza della vita reale. Senza voler criticare quel mondo, Fincher guarda con moltissima empatia il suo protagonista, non gli risparmia stoccate ma sembra concedergli il massimo della benevolenza e della comprensione, anche nei momenti più duri.

Cloud Atlas

Il risultato visivo di Cloud Atlas è maestoso, vale gli investimenti spesi e, da un certo punto di vista, la grande impresa è stata compiuta con successo.
SEI STORIE, QUALE CONNESSIONE?
L’impresa, però, non si fermava alla realizzazione di scenari magnifici, almeno per quanto riguarda le ambientazioni che li richiedevano. Infatti Cloud Atlas, adattamento dell’omonimo romanzo di David Mitchell, è il risultato di sei storie ben distinte e separate, nel tempo e nello spazio, di cui una fa quasi da cornice. Lo spettatore cercherà i nessi, sicuramente mal suggerito dagli articoli che hanno anticipato l’uscita, in cui si parlava di azioni con conseguenze decisive nel futuro ed elementi che appartengono più al mondo dei videogiochi.
La stampa italiana è disastrosa per quanto riguarda il cinema. Nei pochissimi casi in cui non avviene lo spoiler, si impone una chiave di lettura errata, la cui consequenziale delusione si riverserà sul film del tutto innocente.
I personaggi delle sei storie non hanno alcun legame, se non quello di essere interpretati da un cast polimorfico – ne parleremo a breve – e di condividere un filo conduttore: la rivolta.

Che sia il milleottocento o un lontanissimo futuro, l’indole umana resta immutata. Al centro dell’attenzione viene posta l’inevitabilità della rivolta, dell’autodeterminazione, della libertà di sé e dell’altro. Argomenti non nuovi ai Wachowski, stavolta perpetuati nell’infinità del tempo.
Grazie all’episodio di Somni-451 (Bae Doona) avviene la laicizzazione del sacrificio umano fatto per l’uomo stesso. Nessuna religione – di fatto lo diventa nel futuro di Zachry (Tom Hanks), ma viene appunto mostrata per quel che è da Meronima (Halle Berry) – nessun dogma, semplicemente l’uomo per l’uomo. L’alternarsi delle sei trame frammenta molto la visione, talvolta con brillantezza, e rende leggere quasi tre ore di spettacolo. Altra impresa riuscita, se si pensa a quanto abbiamo boccheggiato in precedenza per film di due ore scarse.
Qualcuno potrebbe non gradire lo spezzettamento. Il consiglio è di fidarsi della scelta. In caso contrario, la noia si sarebbe fatta viva subito.
CLOUD ATLAS – 6 STORIE 6 GENERI

Oltre a questo, fedelmente al romanzo, ogni storia è girata rispettando un genere. Si va dall’ucronia futuristica alla commedia, passando per il romanzo epistolare, che naturalmente sullo schermo assume aspetto diverso, e per il thriller legale. Ennesimo modo di presentare la rivolta come universale.
Agrodolce la vicenda dell’editore Cavendish, personalmente l’episodio migliore, con una strizzatina d’occhio a Qualcuno volò sul nido del cuculo e un Jim Broadbent straordinario. Diverse spanne sopra gli altri, bravissimo anche nell’interpretazione del vecchio musicista Vyvyan Ayris.

L’unico a tenergli testa è Hugo Weaving. Divertente nei panni dell’equivoca infermiera arcigna – travestirsi non è una novità per lui, Priscilla, La regina del deserto, 1994. L’ex agente Smith dà il meglio con le apparizioni del vecchio Georgie, demone fantasma, rappresentante della viltà di Zachry.
Nota dolente proprio per Tom Hanks, a tratti inadeguato per l’episodio cornice. Alcuni primi piani lo restituiscono solido allo schermo. Macchiettistico, nonostante il genere lo richieda, lo scrittore interpretato nell’episodio di Cavendish. Si riprende come medico a bordo della nave. Davvero poco considerati i due Oscar in bacheca.
Bene il resto del cast, molto ampio. Sfuggente, ma efficace Hugh Grant. Bravo.
Qualche perplessità per il trasformismo sfrenato. Soprattutto la “caucasicizzazione” di Halle Berry nei panni di Jocasta Ayrs e di Bae Doona per Tilda. Stesso discorso per Xun Zhou.

In conclusione, trattare certi argomenti senza fare retorica è impossibile. La retorica c’è, non si nega. Per fortuna è meno di quanto uno possa aspettarsi.
Unico neo, chiudere l’ultimo episodio, all’interno della cornice, con una frase pesante e inutile, in quanto spiega a parole ciò che il film ha mostrato fino a quel punto. Scherzando tra amici, la si potrebbe bollare come “citazione da Facebook”.
Tuttavia l’impresa è stata compiuta senza errori fatali, che, viste le premesse, erano dietro l’angolo.

Il giorno 1n più!

Non sono un grande amante dei film romantici però questo ultimo “il giorno in più” di Fabio Volo non volevo perdermelo. Più che altro è per il fatto che è stato tratto dal suo libro omonimo ed è da lui stesso interpretato. Tra il film e il libro ci sono delle differenze sostanziali ma è sempre il solito Fabio Volo, quello che, anche attraverso situazioni irreali, strampalate e dotate anche di un pizzico di ovvietà, è in grado di emozionare e lasciarci sognare. Di lasciarci credere che anche la situazione più impensabile possa realizzarsi e soprattutto che è possibile vivere grandi e forti emozioni anche se non catalogabili tra quelle standard. E’ proprio la continua ricerca di emozioni, di bellezza e di novità che porta Giacomo, il protagonista del racconto, verso una inconscia ricerca della donna ideale che si materializzerà nella ragazza che ogni giorno incontra sul tram. Ma per assurdo, con lei, non ha mai il coraggio di fare il primo passo. Mi è piaciuto perdermi nei ragionamenti e nelle riflessioni del protagonista e sulle problematiche del rapporto di coppia ma è altrettanto bello rivivere attraverso il tormentato Giacomo tutte quelle situazioni forti, emozionanti, magiche, imbarazzanti e comiche  che esistono quando incontri la donna che ti fa battere il cuore. Chiamamoli luoghi comuni, chiamiamole banalità, ma il film scorre proprio grazie a questi tormenti interiori a volte ironizzati ma che di certo tengono impegnato lo spettatore sino all’ultimo e portano a riflettere sul concetto: amore precario, amore più bello? Al contrario delle relazioni di coppia “classiche” che vengono simpaticamente portate sul ridicolo o mostrate come dei grandi fallimenti. E’ importante osservare che nel film c’è il classico happy ending, il finale del libro è ben diverso e soprattutto ha quel tassello in più che rende la storia meno romantica e più drammatica…come d’altronde è proprio l’amore REALE!

TRAMA DEL LIBRO (tratto da Wikipedia)
Si racconta la storia di Giacomo, uomo sulla trentina che trascorre una vita normale, per certi versi sin troppo. Vive e lavora in Italia, le sua esistenza è scandita dalla routine di tutti i giorni. L’unico motivo di trepidazione per Giacomo è la visione quotidiana di una donna sul tram che lo porta al lavoro. I due non si parlano mai, ma allo stesso tempo sono complici. Si scambiano sguardi furtivi e sorrisi appena accennati. Dopo molti giorni scanditi da questi momenti di reciproca silenziosa attenzione, Michela, questo il nome della donna misteriosa, si presenta a Giacomo, scambia con lui due chiacchiere e gli comunica che ha deciso di trasferirsi a New York per lavoro. Per Giacomo è un duro colpo, visto che si trova privato di quell’unico piccolo piacere di ogni giorno. Dopo un periodo di dubbi, il protagonista riesce a risalire all’indirizzo dell’ufficio di Michela e decide di partire per New York. Lì incontra la donna ed inizia un’appassionante storia d’amore, fatta di intensi momenti e profonda attrazione. Il giorno prima del previsto ritorno a casa di Giacomo, lo raggiunge la notizia del cattivo stato di salute della nonna, molto importante per lui sin dall’infanzia. Decide quindi di anticipare la partenza; arrivato a casa, Giacomo, notevolmente cresciuto dal punto di vista emotivo e sentimentale, si riappacifica con la madre, con la quale aveva un rapporto difficile, dovuto anche all’abbandono da parte del padre nei suoi primi anni di vita. La vita torna quella di un tempo, quotidiana routine e noia. Giacomo prova a superare il ricordo di Michela, cercando di confidarsi con l’amica Silvia, ma non ci riesce. Proprio la decisione di Silvia di separarsi dal marito, spinge Giacomo a prendere decisioni. Si reca nuovamente a New York da Michela per godere di quel “giorno in più” (ed ecco il titolo del libro) perso nella precedente visita a causa della malattia della nonna. Lì i due, per testare la forza della loro storia d’amore, si danno appuntamento da lì a tre mesi a Parigi.

I pirati della Silicon Valley

In occasione della morte del grande Steve Jobs ho pensato di vedere insieme ai ragazzi delle mie classi del liceo il film documentario “I pirati di Silicon Valley”, dove viene raccontata la nascita delle società Apple e Microsoft con annessa la biografia di Steve Jobs e Bill Gates. Il film è molto bello e racconta con il giusto umorismo la nascita dei due grandi colossi che nel giro di 30 anni hanno stravolto il nostro modo di vivere!

Ecco alcune scene significative del film

 

 

Ecco perchè Bill Gates, fondatore della Microsoft, è uno dei più ricchi del mondo e possiede il Sistema Operativo più diffuso…

Ed ecco un “professionale” colloquio di lavoro tenuto da Steve Jobs ad un cranietto della IBM